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prestazioni > La devitalizzazione e le malattie della polpa dentale

“Dottore, deve aiutarmi! Quando bevo o mangio qualcosa che è molto freddo o molto caldo, vedo le stelle!” Questa situazione, riferita spesso dai pazienti, è segno di una sofferenza del nervo del dente, ovvero della polpa dentale. Per la precisione, le malattie della polpa si dividono in due grandi categorie:

- le pulpiti
- le periodontiti


I sintomi tipici di queste due situazioni patologiche sono rappresentati da:

- dolore scatenato dagli stimoli termici
- dolore provocato dal contatto con i denti dell’arcata antagonista


La causa più frequente è la carie dentaria che, creando un danno del tessuto duro nel dente, espone anche solo minimamente il nervo che viene a contatto con i batteri presenti nella bocca e provoca un’infiammazione. Se si interviene per tempo, cioè quando le dimensioni della carie sono limitate, l’infiammazione può essere eliminata con la rimozione della carie e l’esecuzione di una otturazione, permettendo così al dente di mantenere intatta la propria vitalità.

Nel caso in cui l’estensione della carie sia ampia, e di pari passo l’esposizione del nervo, l’infiammazione di questo diventa irreversibile, il dolore percepito dal paziente acutissimo (soprattutto notturno), ed i farmaci (antinfiammatori) lo possono solo diminuire lievemente; tale condizione patologica viene chiamata pulpite. In questo caso, l’unica terapia possibile è la devitalizzazione, cosa che perciò comporta la perdita della vitalità del dente. Quando l’infiammazione perdura a lungo, si verifica la morte spontanea del nervo: il dente diventa insensibile agli stimoli termici perché il nervo degenera all’interno del dente, provocando un’infezione che si può estendere anche nell’osso che circonda la radice che contiene il nervo stesso: la periodontite.

Il dente diventa perciò dolente durante la masticazione e si può assistere, nel tempo, alla comparsa di un ascesso visibile (gonfiore). Il dolore, quando il paziente lo accusa, permane consecutivamente per molti giorni ed è diminuito dalla terapia farmacologica (antibiotico), che combatte solo il dolore dovuto all’infezione ma non ciò che la causa. Il dente non più vitale e correttamente devitalizzato diventa comunque un elemento dentale strutturalmente più fragile rispetto ad un dente a vitalità intatta, cosa che spesso ne consiglia (a volte anche con il rinforzo tramite un perno costruito all’interno della radice) la protezione con ricostruzione indiretta (intarsio) o copertura con corona (o capsula) protesica. La prevenzione della carie dentaria rappresenta la migliore arma terapeutica a disposizione di chiunque: si basa su una corretta tecnica di spazzolamento domiciliare dei denti e su una costante frequentazione dell’odontoiatra o dell’igienista di fiducia che sapranno motivare e istruire i loro pazienti in tale direzione.
La terapia
Quando ormai il danno dentale è fatto, la devitalizzazione rappresenta la soluzione a entrambe le patologie: pulpite e periodontite. Il risultato atteso consiste nell’eliminazione istantanea del dolore e nella guarigione dell’infezione, quando presente intorno alla radice. La devitalizzazione è la terapia odontoiatrica che consiste nella rimozione del nervo dalla radice del dente e la sua sostituzione con materiale inerte inserito con estrema precisione nella radice stessa per tutta la sua lunghezza, dopo averla opportunamente pulita e detersa con appositi strumenti. L’estrazione di un dente, come alternativa alla devitalizzazione, è giustificata solo ed esclusivamente quando esso è completamente distrutto o quando la situazione delle gengive è totalmente compromessa e non sanabile. La sua sostituzione è possibile solo tramite un ponte protesico o l’inserimento di un impianto (radice ARTIFICIALE) con la sua corona. In tutti gli altri casi, la devitalizzazione è la terapia di elezione nel recupero del dente anche quando gravemente compromesso.
Le caratteristiche della terapia
Una devitalizzazione è corretta se caratterizzata da alcuni elementi imprescindibili: 

a) deve essere indolore 
b) deve avvenire solo con isolamento del dente attraverso la diga di gomma 
c) deve rispettare la forma interna della radice 
d) deve avere una durata adeguata, cioè non inferiore a 45’-60’ per i casi più semplici, per poter attuare tutte le procedure di pulizia e detersione. Per essere eseguita bene, una devitalizzazione non può assolutamente avere una durata inferiore, pena una qualità scadente del lavoro. 
e) deve essere seguita dalla ricostruzione del dente con ricostruzione diretta, indiretta o dall’installazione di una corona.

I vantaggi
Il vantaggio inestimabile che questa procedura porta al paziente è rappresentato dalla possibilità di mantenere un elemento NATURALE in bocca e continuare ad usarlo per masticare e sorridere.
Un esempio di trattamento
Il vantaggio inestimabile che questa procedura porta al paziente è rappresentato dalla possibilità di mantenere il dente in bocca e continuare a usarlo per masticare e sorridere.
Carie profonda in molare superiore con nervo infiammato.
Si noti l’area vuota presente nel molare.
Devitalizzazione molare superiore.
Si noti la presenza di materiale bianco nelle radici (materiale inerte di devitalizzazione).
Ricostruzione del molare superiore dopo devitalizzazione.
Si noti il riempimento dell’area vuota dove c’era la carie.
Corona nel molare superiore. Si noti la ricopertura del dente.
Un esempio di trattamento di PERIODONTITE
Canino superiore con nervo morto ed infezione nell’osso (periodontite).
Si noti la macchia nera sopra il vertice della radice.
Canino superiore dopo devitalizzazione.
Si noti la presenza di materiale bianco nelle radici (materiale inerte di devitalizzazione).
Canino superiore devitalizzato controllato dopo 4 anni.
Si noti la scomparsa della macchia scura che era presente al vertice della radice.
Isolamento del dente con diga di gomma.


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